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Come investire? Via dal risparmio gestito!

Scegliere come investire al meglio il proprio denaro è sempre una cosa difficile, soprattutto in un‘epoca di crisi dei mercati, come l‘attuale. Gli ultimi tempi hanno insegnato a molti risparmiatori che trovare una consulenza valida e soprattutto obiettiva in ambito finanziario è davvero un‘impresa. Le tipologie di prodotti finanziari offerti sono sempre di più, come anche i casi di malaconsulenza e sapersi districare tra un‘offerta e l‘altra si rivela ogni giorno che passa sempre più arduo.

Di seguito vogliamo offrire una serie di spassionati, brevi consigli, che potranno risultare utili a tutti coloro che desiderano investire senza correre grossi rischi.

Innanzitutto le cose senz’altro da EVITARE:

1. Le polizze vita unit e index linked: ampie e approfondite analisi (si veda ad es. “Il risparmio tradito” di Beppe Scienza, Edizioni Libreria Cortina, Torino) hanno dimostrato che, a parte poche, rare eccezioni, questi prodotti sono da evitare. Anche il nostro servizio di consulenza assicurativa quotidianamente si trova a che fare con casi di persone che hanno affidato negli anni passati cospicue somme alle compagnie assicurative, ricevendo in cambio dopo 20-30 anni di “oculata” gestione” – se va bene – il capitale o poco più, ma a volte ahimè neppure per intero quello! Il motivo: gli alti costi di caricamento, in sostanza quanto va in tasca al gestore, unito agli scarsi rendimenti ottenuti con il capitale affidato.

2. I fondi di investimento: prodotti anche questi da cui stare alla larga! Quelli azionari seguono l’andamento del mercato azionario, dall'esito spesso incerto; quelli obbligazionari hanno reso, fino ad oggi e a parte qualche rara eccezione, meno della media di CCT e BTP, cioè dei titoli di Stato poliennali (vedi sempre “Il risparmio tradito” di Beppe Scienza). In numerosi casi i fondi hanno reso addirittura meno degli indici di Borsa o dei realtivi benchmark dichiarati. Anche per i fondi comuni vale il discorso delle alte commissioni (di entrata, di uscita, di gestione, di switch, che dir si voglia) che vengono fatte pagare al cliente: ciò si traduce, nel caso di perfomance positive del fondo, in una sostanziale riduzione del rendimento del fondo; nel caso di perfomance negative, in un ulteriore aggravio della perdita del capitale investito!

3. Le gestioni patrimoniali di fondi: sono prodotti molto in voga negli ultimi tempi fra i gestori. Consentono a questi di lucrare lauti guadagni attraverso i cd. switch, cioè i passaggi anche di piccole somme investite da uno all’altro dei fondi che costituiscono la gestione. Il cliente non ci capisce letteralmente più niente: oggi 1.000,00 euro sono investiti in un fondo dell’area Pacifico, domani quegli stessi 1.000,00 euro vengono dirottati su di un fondo del Sud America, dopodomani su un azionario europeo. Chi ci guadagna? Solo il gestore, il quale gioca con i soldi ad esso affidati, in una schizofrenica ricerca di improbabili guadagni.

4. I fondi previdenziali o i piani individuali previdenziali (PIP)
; stesso discorso delle polizze e dei fondi: chi può fare previsioni sicure su quale sarà la resa dell’investimento fra 25-30-40 anni? Se il confronto è con il rendimento medio delle polizze vita degli ultimi anni, allora è meglio lasciar perdere da subito questa forma di investimento! Vi è inoltre un serio rischio di fallimento delle compagnie che gestiscono questi fondi: oggi i soldi affluiscono alle compagnie, che gonfiano così le proprie casse; il problema, però, potrebbe sussistere domani quando le compagnie dovranno pagare le rendite previdenziali agli investitori. Alti anche qui i costi di gestione. Scarsi i rendimenti medi ottenuti.

5. Le azioni: se non si è profondi conoscitori del mercato – ed è veramente difficile esserlo – l’investimento azionario è una scommessa. Non fatevi abbindolare da chi vi dice e continua a ripetere che: “l’investimento azionario, nel lungo periodo, rende sempre”. Se si confronta il report di Mediobanca, pubblicato in settembre 2002, sull’evoluzione degli indici della Borsa Italiana dal 1928 ad oggi, si capisce chiaramente che ciò non è vero; in particolare il grafico n. 2 “Indice dei corsi azionari secchi, deflazionato con l’indice dei prezzi al consumo 1928-2002” è emblematico e significativo della inesattezza di questo assunto. …Per i profani la Borsa è terreno minato, quindi ogni speculazione venga qui tentata è a proprio rischio e pericolo! Difficile è anche riuscire a trovare chi sappia consigliarci senza farci correre dei rischi, come difficile è conoscere e seguire la storia di un’azienda.

6. Corporate bonds o obbligazioni di società private: alcuni casi eclatanti hanno fatto emergere la pericolosità anche dell’investimento in obbligazioni di società ed aziende private. Situazioni aziendali all’apparenza floride, vengono drammaticamente smentite da improvvise insolvenze e crack finanziari, che lasciano sul terreno migliaia di risparmiatori con un pugno di mosche in mano. In certi casi emerge anche il comportamento colpevole delle banche, che per salvare le proprie casse e al corrente delle possibili insolvenze delle società interessate, non esitano a scaricare sui propri clienti il rischio di tali insolvenze. Altro limite: molte di queste obbligazioni non hanno un mercato, per cui è molto difficile rivenderle!

7. Prodotti (polizze – obbligazioni …) a capitale garantito: si tratta di prodotti che prevedono, al termine del periodo di investimento, la restituzione certa del capitale impiegato: questo ovviamente nel caso in cui non sia stato realizzato alcun rendimento positivo nell‘investimento. Non sappiamo se le cose stiano proprio così!? Prima di sottoscrivere questo genere di prodotti, fatevi in ogni caso spiegare „nero su bianco“ i termini di funzionamento di questa „garanzia“. La domanda, secondo noi, più semplice e concreta da fare è la seguente: „A fronte dei miei 1.000 euro versati, quanti ne riceverò „garantiti“ al termine del periodo di investimento?“ Il nostro dubbio: la formula a „capitale garantito“ può essere una facile scappatoia per il gestore per giustificare comunque il proprio operato anche nel caso di rendimenti negativi raggiunti. E in ogni caso i costi di gestione chi li paga? Se non vengono comunque garantiti tutto il capitale ed un rendimento appropriato, diffidate dell’offerta!

8. I cd. mutui di scopo ovvero denaro preso a prestito dalla banca, con utilizzo contestuale dello stesso per un investimento in parte in obbligazioni e in parte in un investimento a rischio (es. fondi azionari). In questo caso l’unica certezza è quella di pagare gli interessi del prestito, mentre molto incerta è la probabilità che il rendimento dell’operazione riesca a coprire gli interessi passivi. Fate un po’ voi….

Cosa fare allora?

Innanzitutto non bisogna perdere la calma, ma neppure farsi illusioni di facili guadagni.

  • Prima buona regola è senz‘altro quella di pensare il prima possibile all‘acquisto di un‘abitazione di proprietà.

  • Nel caso questo obiettivo sia stato già raggiunto oppure nel caso non rientri per il momento nei nostri piani, una domanda fondamentale da porsi nel momento della scelta di un investimento è la seguente: "rispetto alla somma a nostra disposizione, quale rischio vogliamo correre nel destinare la stessa ad un certo tipo di investimento piuttosto che ad un altro?" Una formula utile, anche se non esaustiva, per una scelta consapevole è la seguente:rendimento basso = rischio dell‘investimento basso/ rendimento alto = rischio dell‘investimento alto“.

  • Prodotti come i titoli di Stato, sia italiani - BOT/CTZ /CCT/BTP – che di altri Paesi di Eurolandia – certificati del Tesoro francese, gli OAT e gli OATi o i Bund tedeschi ad esempio – oppure i buoni postali, oppure ancora taluni tipi di obbligazioni (vedi sotto) sono sostanzialmente sicuri. Il rendimento magari non sarà quello atteso, ma la salvaguardia del valore del capitale è assicurata. L’insolvenza di uno Stato europeo è generalmente un evento eccezionale e straordinario, quello delle banche un po’ meno. Per quanto riguarda le obbligazioni possono al limite andar bene anche quelle emesse direttamente da enti locali, da banche oppure da società private con rating fra l’AAA e l’A. Il rating misura il grado di affidabilità di una società che emette titoli sul mercato: AAA ad es. equivale ad un ottimo giudizio, A ad un giudizio di sufficienza, D al livello più basso di affidabilità.

  • Fondi pensioni chiusi: mentre per i motivi visti si sconsigliano i fondi aperti, al contrario quelli cd. “chiusi” – cioè riservati solo a determinati categorie di soggetti, es. lavoratori dipendenti – possono rivestire un certo interesse, anche per via delle quote di capitale versate agli stessi dal datore di lavoro.

  • L‘investimento etico. È sicuramente in forte espansione. Sempre più persone vivono il denaro non più come un esclusivo strumento di guadagno, bensì anche di aiuto agli altri. Ecco allora l‘investimento mirato a finanziare concretamente progetti di sviluppo in aree depresse del pianeta ma anche in realtà locali a noi vicine oppure a creare fondi di assistenza a persone bisognose di aiuto economico o progetti di tutela ambientale. Le esperienze sono molteplici. Per un approfondimento si può consultare il sito www.finanza-etica.it oppure www.raiffeisen.it, nella parte dedicata all “ethical banking” www.ethicalbanking.it


Foglio info SF06
Situazione al 11.04.2017
 
 

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